La chiesa#

Lettera Aperta ai Parrocchiani

Carissimi, Dopo 46 anni di servizio come parroco (26 anni a Matta Montecorvino e 20 anni a Lucera 2) il Signore, per mezzo dei nostro Vescovo, ha detto basta. Ed io ancora una volta ho risposto "eccomi" pronto a fare la volontà di Dio. Ero già preparato a questo momento, ma non è stato semplice dire il proprio sì. Se ricordate, qualche tempo fa ho chiesto a tutti di pregare e una delle intenzioni per cui pregare era anche questo: chiedere al Si-gnore di darmi coraggio e forza nel mettere da parte tutte le mie ragio-ni, i miei sentimenti, le mie paure, ed essere coraggioso, del coraggio che solo il Signore sa dare quando facciamo la sua volontà. Siamo cresciuti insieme in questi 20 anni. Abbiamo costruito più che una bella chiesa e dei fantastici locali per le attività pastorali, abbiamo fatto nascere e crescere una "comunità di fede", una famiglia. Sono sicuro che anche voi, come me, non avete dimenticato i primi passi quando in un garage abbiamo iniziato a incontrarci, a conoscerci, anche a scontrarci per motivi che oggi ci fanno sorridere: ognuno pro-veniva da una parrocchia diversa e desiderava portare e far prevalere quello che aveva vissuto, ma alla fine abbiamo capito insieme che una famiglia era nata e perciò doveva darsi delle regole proprie, doveva camminare sulla strada del Signore con le proprie gambe, senza di-sprezzare il passato di nessuno.

Indimenticabile quel 3 marzo 1996, quando con il quadro di san Fran-cesco Antonio Fasani siamo partiti dal campetto di via Washington per dare inizio alla nuova parrocchia. L'emozione ci prese tutti indistinta-mente, come alla nascita di un bambino l'emozione è di tutta la fami-glia. E da quel momento quanta strada abbiamo percorso insieme. Le prime celebrazioni, i primi bambini che fecero la loro prima comunio-ne (uno di essi oggi è sacerdote), i primi incontri di catechesi, la prima estate ragazzi in mezzo alla strada con tutto il fastidio per gli abitanti dei condomini vicini. Tutte esperienze nuove vissute con grande entu-siasmo ed inventiva. Fin da subito c'è stata una vera mobilitazione in tutti i settori, dal catechismo alle varie attività che man mano sono na-te, con la partecipazione di uomini, donne, giovani e ragazzi. E poi la posa della prima pietra, la preoccupazione per i lavori di co-struzione, i debiti da affrontare, le suppellettili da comprare, la grande celebrazione per la benedizione e la consacrazione ... tutti momenti straordinari nei quali sì è fatto a gara nella generosità e nella partecipa-zione perché tutto fosse preciso, bello, coinvolgente tanto da lasciare un segno perenne nella vita di ognuno. Il Signore ha benedetto tutto questo nostro amore scegliendo due gio-vani (don Danilo e don Michele) già sacerdoti, un terzo (Antonio Pal-ladino) per strada e ancora qualche altro in ricerca. Certo ci sono stati anche momenti difficili, qualche incomprensione, qualche frizione ... un aspetto più che naturale. Non dimentichiamoci che ognuno di noi ha il suo carattere, le sue idee, le sue "fisime" ... e certamente il mio carattere non è dei migliori. Mi conosco bene e so quanti limiti posseggo. Certamente ho fatto soffrire più di qualcuno, sarò stato duro con altri, ho cercato di far prevalere le mie idee, forse avrò anche offeso qualcuno ... non deliberatamente.

Vi posso assicurare, però. che vi ho amato fin dal primo momento an-che senza conoscervi. Ho cercato, dal primo momento che ho messo piede in questo quartiere, di dare non il meglio ma tutto me stesso a voi che il Signore aveva affidato alle mie cure di pastore. Pensate che lasciavo una comunità che era diventata la mia seconda famiglia, con il cuore a pezzi, eppure non ho avuto un solo momento di esitazione a dire il mio si al vescovo che mi chiedeva di far nascere questa nuova famiglia di Dio. Io so che anche voi mi volete bene, anche senza dirmelo, me lo avete dimostrato e lo dimostrate ogni giorno con il vostro affetto, con la vo-stra preoccupazione quanto non mi vedete, con la vostra collaborazio-ne ... Senza di voi non avrei potuto far nulla; insieme abbiamo cammi-nato, siamo cresciuti, possiamo dire che siamo diventati una vera fami-glia dove c'è amore, comprensione, collaborazione per il bene di tutti. Ognuno ha messo a disposizione qualcosa di se stesso per il bene di tutta la comunità. Non potrò mai dire un grazie adeguato a tutti, ma il Signore che vede nell'intimo dei cuori saprà prendere le mie poche pa-role e sentimenti e trasformarli in grazia per tutti voi. Vi chiedo perdono per tutti i miei errori e le mie incomprensioni: sia-mo nell'anno della misericordia perciò non potete non perdonarmi. Il nuovo parroco è giovane, molto preparato, con un cuore gran-de e con tutta la voglia di continuare il lavoro già intrapreso e aggiun-gerci l'entusiasmo della sua giovinezza. Lo avete già incontrato qual-che volta, ma lo conoscerete subito. Si chiama DON COSTANZO DE MARCO, originario di Castelnuovo della Daunia, ma vive attualmente a 'Troia dove ha vari incarichi pastorali; ha aiutato il Vescovo nella Vi-sita Pastorale ed è vice Cancelliere della Curia Vescovile.

Se posso dare ancora un "comando" vi dico: vogliate bene a don Co-stanzo anche più di quello che volete a me. Non sarò più il vostro parroco, ma non vi lascio; ho sempre detto che non vi libererete facilmente di me. Resto qui a d aiutare don Costanzo, come suo collaboratore e con me anche don Giovanni. Formeremo un trio fortnidabile. Però sia ben chiaro il parroco è don Costanzo. Sarà lui il punto di riferitnento, la guida spirituale e pastorale. Non ammetto confronti o paragoni, saremo tutti disponibili a seguirlo e ad aiutarlo. Voglio vedere lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di la-vorare nella vigna del Signore per il Signore e non per noi uomini. La vostra disponibilità sono sicuro non è legata a me anche se mi volete e vi voglio un bene del mondo. Vi abbraccio e continuerò ad abbracciarvi tutti con l'affetto di sempre.

Lucera 12 gennaio 2016

Il vostro Don Raffaele